La Fondazione al Festival di Cannes

Proiettato nella sezione cortometraggi il video "Acqua" realizzato presso la piscina dell'ospedale con i protagonisti dell'idrocinesiterapia

L’elemento dell’acqua, primordiale ed evocativo, diventa il teatro della sfida di Julia nel recupero del controllo sul proprio corpo e il proprio movimento. “Acqua” è il titolo del cortometraggio realizzato presso la Fondazione Santa Lucia Irccs e proiettato alla 70esima edizione del Festival del Cinema di Cannes nella sezione fuori concorso “Short Film Corner”.

Un’occasione per avvicinare il pubblico del grande schermo al mondo della riabilitazione con un’attenzione particolare alla persona e alle dinamiche introspettive che accompagnano il percorso del recupero e la sfida di una riorganizzazione della vita entro nuovi orizzonti del possibile e dell’immaginabile.

“È bellissimo pensare al nostro cortometraggio proiettato a Cannes – racconta Julia con entusiasmo, protagonista del video, che ha condotto un percorso di riabilitazione presso la Fondazione – Le riprese sono state molto stancanti, ma ne ho un ricordo molto bello. Sono felice di aver dato il mio contributo per sensibilizzare le persone che non conoscono la disabilità ed essere così anche un po’ la portavoce di chi invece come me la vive tutti i giorni”.

Le riprese sono state realizzate presso la piscina del Servizio di Idrocinesiterapia della Fondazione Santa Lucia. I protagonisti riempiono la storia senza la necessità di essere attori, bensì persone della vita reale, collocate a un estremo e all’altro dell’alleanza terapeutica tra paziente e fisioterapista, uniti nel raggiungimento di un obiettivo con una sinergia che la danza in acqua nel finale del cortometraggio trasforma in metafora.

L’acqua è l’altro protagonista del video, ovunque presente non solo nelle immagini ma anche e forse soprattutto attraverso i suoni dell’elemento nella sua naturalità, a contatto con i corpi e con i loro movimenti. Un effetto d’immersione e di leggerezza che è alla base della stessa idrocinesiterapia. L’immersione in acqua rende infatti possibile praticare esercizi di riabilitazione con sollecitazioni minime per la persona. Nell’acqua il peso del nostro corpo diminuisce e con esso la pressione sulle articolazioni. Se ad esempio l’immersione raggiunge le spalle, il peso corporeo si riduce del 90 per cento. Questo consente movimenti con maggiore facilità rispetto alla terapia a terra, anticipando il recupero e la deambulazione. E nello stesso cortometraggio la protagonista Julia racconta questa sensazione di affidarsi all’elemento dell’acqua con una forte sensazione di abbandono e di sicurezza.

L’idrocinesiterapia può essere effettuata in ambito neurologico, reumatologico, ortopedico, traumatologico, pneumologico e cardiologico. Miopatie, distrofie, lombalgie, alterazioni post-chirurgiche, fratture e distorsioni sono i problemi che più di frequente portano le persone a intraprendere un percorso di riabilitazione in acqua. L’ospedale della Fondazione è dotato di una piscina di 25 metri con ausilii per l’ingresso in acqua e l’idrocinesiterapia è parte integrante dei percorsi di riabilitazione laddove idonea alle caratteristiche della persona in cura.

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