Individuate nuove varianti genomiche associate alla Malattia di Alzheimer

Analizzato il DNA di 85.000 soggetti. Confermata l’importanza delle difese immunitarie del sistema nervoso centrale nella ricerca di nuove terapie.

Nature Genetics ha pubblicato oggi il risultato di un ampio studio che ha coinvolto 162 istituti di ricerca e università di tutto il mondo e che ha portato all’individuazione di tre varianti genomiche associate alla Malattia di Alzheimer.

Le nuove varianti sono tutte in geni espressi nella corteccia cerebrale umana, in particolare nelle cellule microgliali, che hanno un ruolo nella difesa immunitaria del sistema nervoso centrale. Lo studio è stato condotto analizzando il DNA di 85.000 soggetti ugualmente ripartiti tra persone affette dalla Malattia di Alzheimer e soggetti sani di controllo. I risultati raggiunti confermano l’importanza di proseguire sulla strada delle terapie immunitarie nella ricerca di cure per questa patologia.

La malattia di Alzheimer è fortemente influenzata da fattori genetici e famigliarità. Molte delle varianti più diffuse e comuni sono già note e oggi l’attività di ricerca si sta concentrando sulle varianti genetiche rare, tra le quali rientrano anche le tre individuate da questo studio. “I fattori genetici legati alla malattia sono molti e sono distribuiti in modo ampio ed eterogeneo nel DNA – spiega il Dott. Gianfranco Spalletta, coordinatore delle attività di ricerca svolte dal Laboratorio di Neuropsichiatria della Fondazione Santa Lucia IRCCS nell’ambito dello studio – Da qui il lavoro vastissimo di analisi che i ricercatori oggi stanno affrontando per individuare varianti anche molto rare, ma che sono fondamentali perché la patologia è influenzata probabilmente da centinaia di geni”.

Una delle tre varianti individuate, in ABI3, è una cosiddetta “variante di rischio” e quindi un marcatore significativo di soggetti a maggior rischio di sviluppare la malattia. La seconda variante è presente in un gene di suscettibilità (TREM2), ovvero quei geni che sono implicati nella malattia stessa. Infine c’è PLCG2, in cui è localizzata una variante protettiva che quindi, quando presente, diminuisce il rischio di ammalarsi.

Allo studio “Rare coding variants in PLCG2, ABI3 and TREM 2 implicate microglial-mediated innate immunity in Alzheimer’s disease”, coordinato dall’Università di Cardiff, hanno partecipato diversi istituti di ricerca e università italiani. Gli IRCCS Fondazione Santa Lucia (Laboratorio di Neuropsichiatria diretto dal Dott. Gianfranco Spalletta e Laboratorio di Neuropsicobiologia Sperimentale diretto dalla Dott.ssa Paola Bossù), Casa Sollievo della Sofferenza e Policlinico di Milano, le Università di Bari, Cagliari, Catanzaro, Firenze, Parma, Perugia e Pisa e il Policlinico Gemelli.