Paziente Paraplegico Torna a Camminare | Fondazione Santa Lucia

Paziente Paraplegico Torna a Camminare

Il commento dei nostri esperti

Dott. Giorgio Scivoletto, Neurologo Fondazione Santa Lucia e Responsabile Ricerca della Società Mondiale di Paraplegia.

 
“I risultati della ricerca sono interessanti. Il gruppo di Zoran Nenadic (Università della California a Irvine) è riuscito a stimolare i muscoli delle gambe con i segnali captati direttamente dal cervello. Con la stessa tecnica si riesce a far muovere in un ambiente virtuale un avatar, ma passare alla realtà di un paziente paraplegico in carne e ossa è tecnicamente complicato”.
 
“Il limite del sistema è che è improprio parlare di un ritorno alla camminata. Dalle stesse immagini circolate con la notizia si vede che il paziente non ha equilibrio e non ha per esempio il controllo dei piedi. Di fatto non sta camminando in senso proprio. Dobbiamo scientificamente limitarci a dire che con l’elettrostimolazione i ricercatori sono riusciti a far muovere i muscoli superiori delle gambe, captando direttamente dal cervello le intenzioni di movimento del paziente. Anche così, comunque, ripeto che i risultati del progetto meritano apprezzamento. La ricerca avanza un passo alla volta e la direzione indicata dai ricercatori californiani è a mio giudizio quella giusta”.
 
“L’utilizzo delle tecniche di elettrostimolazione con segnali provenienti dal cervello potrebbe rivelarsi molto utile anche per lo sviluppo di una nuova generazione di esoscheletri, che non si limitino a ‘trasportare’ il paziente, ma siano guidati dalle intenzioni di movimento del soggetto, captate appunto con la stessa tecnica impiegata dal gruppo di ricercatori californiano. Su questo stiamo lavorando anche alla Fondazione Santa Lucia. Entrambe le tecnologie avrebbero da guadagnarci qualcosa, se usate insieme. L’elettrostimolazione renderebbe ‘intelligenti’ gli esoscheletri, mentre gli esoscheletri risolverebbero i problemi di equilibrio del paziente, che con l’elettrostimolazione restano insoluti”.

 
 
Dott.ssa Donatella Mattia, Neurologa e Responsabile Progetti Interfacce Cervello-Computer BCI, Fondazione Santa Lucia

“Il segnale preso in questo caso dal cervello si chiama 'intenzione di movimento’. È come un interruttore che dice: “Agisco, non agisco”. È localizzato nelle aree mesiali della corteccia motoria. In pratica, se puntiamo un dito sopra la nostra testa al centro, ci siamo. L’interfaccia che coglie questo segnale dal cervello, manda poi agli elettrodi posizionati sulle gambe la stimolazione che mette in moto i muscoli coinvolti nella camminata”.

“La tecnica utilizzata nell’esperimento si chiama BCI (Brain-Computer-Interface / Interfacce Cervello-Computer). È impiegata da tempo, per permettere a una persona completamente paralizzata di comunicare via computer trasformando 'pensieri' in frasi che compaiono su un monitor. In tempi più recenti è stata applicata anche alla domotica, per permettere per esempio di accendere una lampadina o aprire una porta senza doversi muovere. Oggi è usata anche in riabilitazione. Alla Fondazione Santa Lucia abbiamo per esempio protocolli di riabilitazione del movimento degli arti inferiori in pazienti colpiti da ictus, che si avvalgono di questa tecnica BCI. Accanto agli esercizi tradizionali di manipolazione dell’arto, il fisioterapista 'dialoga’ mediante interfacce BCI con il cervello in tempo reale e modula di conseguenza la sua azione terapeutica”.
 
“La ricerca guidata da Zoran Nenadic è in pratica uno studio di fattibilità. Si trattava di dimostrare che il segnale elettroencefalografico fosse realmente in grado di controllare lo strumento utilizzato per mettere in movimento i muscoli della gamba. Ottenuto questo risultato, si può pensare a sviluppare sistemi impiantabili nel corpo e quindi più invasivi, che ottengano lo stesso risultato, risparmiando al paziente di indossare tutte le attrezzature utilizzate per questo esperimento. Il valore della ricerca è di aver dimostrato che il sistema funziona. Non si può parlare di un sistema per 'camminare', ma questo studio ha il merito di dimostrare che è fattibile collegare il cervello con le gambe in un soggetto vero e non virtuale, che si sposta sul terreno”.