Ruolo del cervelletto nella modulazione dell'informazione cognitiva di tipo visuospaziale | Fondazione Santa Lucia

Ruolo del cervelletto nella modulazione dell'informazione cognitiva di tipo visuospaziale

Il progetto mira a indagare il ruolo del cervelletto nell’elaborazione delle componenti sequenziali in compiti di memoria spaziale e nei dei diversi ambiti dell’attenzione in pazienti affetti da patologia cerebellare. I compiti proposti consentiranno di valutare il differente peso attribuito alla componente sequenziale sia nello spazio peripersonale che nello spazio navigazionale attraverso l’uso di una specifica piattaforma sensorizzata. Sarà inoltre possibile indagare la presenza di compromissioni selettive di determinanti componenti della funzione attentiva. L’obiettivo è analizzare le alterazioni delle abilità quotidiane correlate a questi compiti che non sempre appaiono d’immediata comprensione clinica e che possono sfuggire alle classiche indagini neurologiche e psichiatriche. Le abilità quotidiane che risultano maggiormente compromesse nei soggetti affetti da patologia cerebellare sono infatti la capacità di gestire più informazioni contemporaneamente, l’abilità di stabilire delle priorità  e la competenza a ridistribuire l’attenzione in modo rapido ed accurato in caso di modifiche all’ambiente circostante.

I pazienti affetti da patologia cerebellare conseguente a lesioni focali, dovute a interventi chirurgici o problemi vascolari, o a malattie degenerative di natura genetica o acquisita, sono comunemente affetti da una sindrome atassica. Le sindromi atassiche di origine degenerativa hanno come principale caratteristica la progressività, che determina l'aggravarsi della sintomatologia nel tempo. In particolare, nelle forme genetiche, le statistiche mediche riportate dall’Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche (AISA) mostrano l'incidenza dell'atassia cerebellare pari a 0,8-3,5 casi ogni 100.000 individui sani per la forma autosomica dominante e 7 casi per quella autosomico-recessiva. Altra differenza tra le due forme è il momento d'esordio della malattia, dato che le prime sorgono intorno ai 30-60 anni mentre le seconde intorno ai 20 anni d'età.

Diversi studi hanno evidenziato come la patologia cerebellare comporti, oltre a quelle motorie ampiamente riconosciute, anche difficoltà in ambito cognitivo. Nell’ultimo decennio alcuni studi hanno ipotizzato che le difficoltà riscontrate nei soggetti con danno cerebellare possano essere dovute a una difficoltà nella codifica di informazioni che devono essere processate in modo sequenziale. Per questo diventa fondamentale sviluppare strumenti sempre più sofisticati che permettano di valutare le abilità normalmente necessarie nella vita quotidiana e che richiedono, per il loro corretto svolgimento, un’adeguata codifica delle informazioni e un loro corretto processamento in modo sequenziale.

Research Unit 
Ataxia Research Lab
Project Duration 
Gennaio 2013 – Dicembre 2016.
Partner 

Laboratorio di Neuroscienze Cognitive, Dipartimento di Psicologia, Sapienza – Università di Roma.